Thursday, June 25, 2009

Bernardo and his Castle/Bernardo ed il suo castello


Although he is not a prince, Bernardo did grow up in a castle. And now, at the age of almost 80, he lives there still. For more than 500 years his family has inhabited this land, managed its fields, produced wine and  olive oil here in the Tuscan hills. The castle itself is called Calcione, and its history is even longer than that of Bernardo's family; it was in the 900s that someone built the first part of Calcione, and in the centuries that followed the castle was expanded and other houses were built. One of those other houses was the farmhouse called San Giuseppe where I stayed for a short time with friends.

Bernardo loves to show us around the castle. Have you ever been with a small boy who wants you to see his treasures? You know how he will take you in his room? Show you his favorite toy car, a rock he found? Bernardo is that boy. But what a room he has, and what toys… “There are more than 100 rooms here,” he tells us, “The hallways upstairs are like a big square. We would run and ride our bicycles in them.” “Come! Follow me!” he yells, and he’s gone into a hallway…“Look here! These are my family!” He points at old oil paintings in large gilt frames that line a wall. These family members of his lived centuries ago, and yet he knows them by name; he tells us stories about them. Then abruptly he again turns and disappears. “Follow me! Let’s go outside now!”

Now we are at the front of the castle. There are the two large doors of wood; high, heavy, massive doors that every castle deserves. If they were opened Cinderella and all her coach and horses would be entering, I know this with certainty. We pass, not through them, but through a small, man-sized door that is hinged into one of the large doors. We’re in the courtyard. There is castle all around. The ground is dirt. There is a cart here, a barrel there. For a moment I forgot what century we are in. Here, I don’t think it matters. Bernardo speaks about parties they have here. I can imagine the tables, the lights. I can almost hear the music, but it is interrupted when I again hear, “Come! Follow me this way!” He disappears through a small door in the side wall. We follow.

It’s a chapel. Tiny. Silent. Maybe six rows of pews. There are frescoes everywhere on the walls and ceiling. Bernardo says, “Look at our relic.” We look at the glass case to which he is pointing. Inside is the skeleton of a 14-year-old boy, martyred more than 600 years ago. The skeleton has been encased in a wax figure of a boy sleeping, dressed in robes of his era. One wax foot is broken, and you can see the bones inside. Incredible…

I want to stay in the chapel a bit more, but Bernardo already has another plan. Another hallway, along what I think is another side of the castle. An arched door. It’s necessary to use a lock to open this one. A small room, with one small window. The window is locked tightly and covered with another layer of glass. A large dark wooden table dominates the center of the room. Bookshelves line three walls, and all the shelves are filled with binders, files, papers. The shelves are orderly and neat, the table, conversely, is strewn with papers. “It’s the archive for the castle,” explains Bernardo. They must be preserved in this way, in this hermetically sealed, humidity controlled room. If you wanted to see what was spent on food during a month in 1694, it’s in here. “Ah!” he says. He’s found the thing he’s been rummaging for on the table. "Look! Look at this," he exclaims. "You will find this interesting maybe." The parchment found by Bernardo passes hand to hand around the table while he speaks. "Look closely at the signature at the bottom. You see that it is the signature of Lorenzo di Medici, and it is saying that he gave to my family another piece of land then."
Bernardo, eighty years old, looked again like that small boy with his favorite toy. He was practically jumping. I, well, I was astounded by these treasures in his toy box. His toys belong in a museum. And living here in his museum, he, I think, will feel young always. Maybe it's easy to stay eternally young when your home is 1000 years old, and your family is 500. Maybe in this atmosphere ancient and wonderful one can feel always like a child.

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Benché non sia un principe, Bernardo ha abitato in un castello per tutta la sua vita. Anche adesso, a ottanta anni, lui abita ancora li. Da più di cinquecento anni la sua famiglia possiede questa terra, coltiva i campi, produce il vino e l’olio d’oliva qui nelle colline Toscane. Il castello si chiama Calcione, e la sua storia è ancora più lunga, perché la prima parte del castello fu costruita da qualcuno nel 900. Nei secoli che seguirono il castello fu fatto più grande ed altre case sono state costruite nella proprietà, come la casa colonica che si chiama San Giuseppe, dove sono stata ospitata per poco tempo insieme ad un gruppo di amici.
Bernardo ama mostrarci il castello e le altre case. Avete mai avuto l’esperienza di stare con un rbambino che vuole mostrarvi i suoi tesori? Quando voi porta nella sua camera per vedere le sue cose? La sua scatola dei balocchi? Un modellino di una macchina o magari la il suo sasso preferito? Bernardo e’ come quel ragazzo. Ma che camera ha lui!, e che balocchi!…
Ci sono più di cento camere nel castello,” ci diceva un pomeriggio, “I corridoi sono come un grande quadrato. Quando ero giovane correvamo e andavamo con le biciclette su e giù per questi corridoi.” Poi improvvisamente girò a sinistra. “Venite! Seguitemi!!” Lui comandava e noi lo seguivamo.
Guardate qui! La mia famiglia! Lui indicò con un dito alcuni ritratti a olio che erano appesi sul muro. Le cornici erano grandi, fatte di stucco dorato. Questi parenti vissero secoli fa, eppure lui li conosceva tutti per nome, ed a noi raccontava le loro storie. Poi, all’improvviso, scomparve ancora dietro ad un angolo. “Seguitemi!! Ora andiamo fuori!!
Arrivammo davanti al castello. C'erano due grandi porte di legno, alte, pesanti, massicce, il tipo di porte che un castello merita. Se fossero tutte aperte Cenerentola con tutto il suo entourage entrerebbero con facilita. Noi pero’ entrammo da una piccola porta che era stata incernierata dentro una delle grandi. Eravamo dentro il cortile. Il castello era tutto attorno a noi. Sotto i nostri piedi c'era terra. C’erano anche un carro qui ed alcuni barili la. Per un momento avevo dimenticato in quale secolo eravamo. Forse non importa qui. Bernardo ci parlò di feste, grandi feste che si celebravano qui. Posso immaginare le tavolate, le luci. Quasi sentivo la musica , che però fu interrotta dalla voce di Bernardo. “Andiamo!! Venite qui!!” E cosi abbiamo fatto, e lo abbiamo seguito sino quando lui attraversò una porta nel muro di lato…
Eravamo entrati in una cappella. Piccola. Silenziosa. C'erano sei file di panche. C'erano affreschi dappertutto, sui muri ed anche sul soffitto. Bernardo bisbiglia, “Guardate la nostra reliquia.” C’era una cassa di vetro al lato. Dentro c’era lo scheletro di un ragazzo che era vissuto nel ‘400. Lui aveva quattordici anni quando mori come un martire. Il scheletro era stato ricoperto con cera, modellata nella forma del ragazzo come se stesse dormendo indossando una lunga veste . Un piede di cera era rotto, e si potevano vedere le ossa all'interno. Era Incredibile…
Io volevo stare ancora un po nella cappella ma Bernardo aveva già un’altra idea. Un'altro corridoio, un’altra porta, questa volta sotto un’arco. Bisognava usare una chiave per aprirla. Era una camera piccola con solo uno piccola finestra. La finestra era coperta con un’altro strato di vetro e poi sprangata. C’era un tavolo di legno scuro nel centro. Scaffali per libri coperti su tre muri, tutti zeppi con libri vecchi, raccoglitori, sfilze, ma tutti ordinati. Non cosi era il tavolo, cosparso con decine di fogli di carta. “E’ l'archivio del castello,” spiegò Bernardo. Le carte devono essere conservate cosi, ad umidità controllata e tutto deve essere chiuso ermeticamente. Se si voleva sapere quanto costava il cibo per il castello nel 1694, l’informazione si poteva trovare qui. “Ah!!” esclama Bernardo. Lui trovò la cosa che cercava sul tavolo. “Guardate! Guardate! Questa vi potrebbe interessare forse.” La carta trovata da Bernardo passò di mano in mano attorno il tavolo, mentre lui stava parlando. “Guardate la firma sotto. Vedrete che e’ la firma di Lorenzo de Medici, che dette più terra alla mia famiglia a quel tempo.”
Bernardo, che ha circa ottanta anni, era felice come un bambino con il suo gioco preferito. Saltava praticamente. Io ero ancora allibita da tutta quella storia. La sua scatola dei balocchi era proprio incredibile, un vero e proprio museo. E’ lui qui si sentirà un bambino per sempre. Forse e’ facile quando la tua casa ha mille anni ed i tuoi antenati cinquecento. Forse in questo ambiente antico e pieno di meraviglie ci si sente sempre un po' bambini.
fine
If you'd like to see some more of the beautiful Calcione property, take a look here.

Monday, May 25, 2009

Ciao Amore...



I first wrote about these ladies on my Stresa Sights blog, immediately after having had the pleasure of lunching next to them on a warm afternoon in March 2009. Here, I've reworded things a bit and translated the story into Italian.

My Italian teacher always says that one day, all of a sudden, we students will just 'get it'. What he means is that, after studying for years grammar and congiuntivi, reflessive verbs, the passato, and the trapassato; after practicing writing sentences, and having tried to speak a little of this and that, suddenly, like a flash out of the blue, all will be clear.

I had just this sensation recently in Italy, on a beautiful day while I was having lunch at Ristorante La Fontana in Verbania. I was alone, eating a pizza and taking a bit of sun. At the table nearest to me there were three ladies, a bit advanced in years, but very young in spirit. I'll ask you to forgive me now for having listened secretly to their conversation, but I couldn't believe my ears; for I was understanding a good amount of what they were saying. They were chatting away cheerfully while drinking their cappuccinos, when the cell phone of the woman closest to me rang.

"Ciao, Amore...", she answered, in a sing-song voice.

"Ciao, Amore...", her friends, in unison, mimic her, giggling.

Then she added, in Italian of course, but I translate for you, "No, Amore, you clean the house today. I don't want to come home now, I'm at the bar with my friends!"

This sends the other two into fits of laughter. They could be 10-year-old schoolgirls; I bet they had been 10-year-old schoolgirls together, once. Finally, the housecleaning plans are organized. The unlucky husband at home is given much to do. Which rooms need what works, what needs to be cooked. The friends interrupt often with suggestions. Finally, the woman ends the conversation as she began, sing-songing, "Ciao, ciao Amore, a dopo...", and her friends again chime in, so that he can hear them, "Ciaooooo Amoreeee... a dopooooo."

Oh, how cute they were! And how cool for me, that I got it! I was wanting to say to the ladies, "Scusatemi signore, per essere maleducata e per aver origliato. I'm sorry ladies, for having been rude and for having eavesdropped." However, I was content, after all, this was one of the first conversations that I had understood completely and clearly. It was a pleasure for me to understand their words. But also a pleasure to observe their friendship, their affection, and their complicity. Those things don't ever have any need of translation.

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Il mio insegnante dice sempre che un giorno, all’improvviso, noi studenti capiremo l’italiano. Lui vuole dice che dopo aver studiato per anni tutte la grammatica, i congiuntivi, i verbi reflessivi, il passato ed anche il trapassato, dopo esserci esercitati a scrivere le frasi, dopo aver provato a parlare un po di questo ed un po di quello, improvvisamente come un fulmine a cielo sereno, tutto diventerà chiaro.
Ho provato questa sensazione un bel giorno in Italia, mentro ero in un ristorante a Verbania. Ero da sola, stavo mangiando qualche cosa e prendendo un po il sole. Nel tavolo vicino a me c’erano tre signore, un po avanti con gli anni, ma molto giovani in comportamento. Vi prego di perdonarmi per aver ascolatato di nascosto la loro conversazione, ma non credevo alle mie orecchie, stavo capendo tutto quello che dicevano.
Parlavano allegramente mentre bevevano i loro cappuccini, quando il cellulare della signora piu vicino a me squillò.
“Ciao Amore…” lei rispose con una buffa cantilena.
"Ciaooo Amoreee" scimmiottarono le sue amiche mimandola e sorridendo.
Poi lei aggiunse "No amore, puliscila tu la casa oggi. Io non voglio venire a casa adesso, sono al bar con le mie amiche!"
Questo trasformo i sorrisi delle amiche in vere e proprie risate. Era come se fossero delle scolarette delle elementari. E sono quasi sicura che lo fossero state. Alla fine, le pulizie di casa erano state sistemate. Lo sfortunato marito aveva ricevuto i compiti da eseguire, quali camere erano da pulire, quali lavori erano da fare, cosa preparare da mangiare. Le amiche la interrompevano spesso dandogli suggerimenti, cose da dire al marito. Poi, la signora concluse la conversazione, con un altro quasi irriverente "Ciao ciao Amore... a dopo...", seguito quasi immediatamente dall'eco delle sue amiche che volevano farsi sentire anche loro all'altro capo del telefono… "Ciaooo Amooreee... a doopooo".
Tutto questo e’ successo in l’italiano, naturalmente. Io volevo dire a le signore, “Scusatemi per essere stata maleducata e per aver origliato.” Ma ero molto contenta, dopo tutto questa e’ stata uno della prime conversazioni che sono riuscita a comprendere completamente. Per me e‘ stato un piacere capire le loro parole, ma anche un piacere osservare la loro amicizia, il loro affetto e complicita’. Quella e’ stata una cosa che non ha mai avuto bisogno di una traduzione.
fine

Saturday, March 14, 2009

The Spring/La Primavera

Dana's Note: This was written in April, 2007, during a visit to Lago Maggiore in early spring. Tomorrow I am leaving for another visit there. And so it seemed an appropriate time to post this old story. Reading it again, two years after having written it, I'd have to say I still feel much the same way about Italy now as I did then, even more so. It's like, at that time I learned to see the possibilities, but dimly, and now, I see it all with a much sharper clarity than before... Yep, I think it'll always be spring there for me...



Primavera. Spring. Rebirth. A chance to begin again. Everything is new, everything is possible. Symbolically and literally, spring is youth, promise, and opportunity. Italy is my spring. It has come to symbolize that possibilities other than those I have always accepted are available to me, and, like the blossoms opening now on the trees, that I too can begin myself again.

Perhaps that is why, on the first day of April, I am noticing all around me the evidence of this rebirth. I am in the Giardino Botanico Alpinia, high above Lago Maggiore. There is a stone path that meanders through the garden, and flower beds along the sides. In each flower bed there is a small sign with the name of the plant growing there. In most beds there is nothing to see, or only the smallest indication of a plant, perhaps only the smallest tip of green pushing its way up through the soil. But the little signs, that say Dianthus Barbatus, Erysium Cheiri, etc., these are promises, a guarantee, that the plant will in fact arrive again someday. They will begin again, another season for them...

In the mornings, I wake when it is still dark out. In the blackness I can hear the song of a bird. Soon, others join him. As the sun rises and becomes more brilliant their song grows more strong. I recognize the sounds as spring sounds, sounds of work and excitement and happiness, because they have much work to do, they know that the nests they are making will soon be occupied with new lives...

Later, I am in a cantiere in Stresa. A man named Marco is working hard to prepare his boats for spring. It doesn't matter what damages or injuries they have suffered, by the summer they will be as new. I sit on a nearby table and observe him silently. He is, in this moment, working on a 1959 Riva Ariston. The wooden hull is like half of a walnut shell right now, upside down on the floor, creating a little hiding space underneath. It has been sanded down and now has once more the appearance of new wood. There are some holes in the hull where eventually metal fastenings will be connected. The currently hollow inside will soon have three rows of cushioned turquoise seats. The dashboard will be filled with gleaming brass dials and instruments. There will be a metal steering wheel, and in just a few months the Riva will be cruising along on the lake, someone's hands on that wheel, with all the energy and enthusiasm of a young boy. A new life for the Riva.

And so it goes. I walk along the lake and I ponder what all this means to me. It's true that Italy feels like spring to me, it rejuvenates me. And it comes to me, I think, that the secret is to always be a little bit like spring. Always be renewing, both inside and out, always begin new projects, thinking always ahead, never behind, with optimism and hope, welcoming every new possibility and promise, as does spring. And if I should forget this time to time, I'll simply return to Italy, to remind me of it again...

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Primavera. Rinascita, ripristino, un occasione per riniziare ancora. Tutto e' nuovo, tutto e' possibile. Simbolicamente e letteralmente, la primavera e' gioventù, opportunità e promessa. L’Italia e' la mia primavera. Qui, sento che ci sono possibilità per me che non avevo immaginato prima, e come i fiori che sbocciano in questi giorni sugli alberi, anch'io mi sento fiorire quando sono qui.

Ho avuto questa sensazione questa mattina, il primo giorno di Aprile. Osservo dappertutto intorno a me i segni da questa rinascita. Sono al Giardino Botanico Alpinia, sulla montagna Mottorone, sovrastante il Lago Maggiore. C'è un sentiero d'ardesia grigio da seguire che è meandro attraverso l'aiuole. Ogni aiuola ha un piccolo cartello piantato nella terra che indica che tipo di fiore sta crescendo li, ma in questi giorni, nella maggiore parte dell'aiuole non c’è niente da vedere. Comunque, i cartellini con scritto Dianthus Barbatus, Erysium Cheiri, ecc., sono una promessa, una certezza, che ben presto i fiori sarebbero ritornati.....

Mi sono svegliata quando fuori era ancora buio. Nell'oscurità sentivo il canto di un uccello. Un po di tempo dopo, alla sua voce se ne sono aggiunte altre , e come il sole diventava più brillante anche i cinguettii diventavano piu forti. Capisco da questi rumori che è primavera. Rumori di lavoro, di eccitazione e di felicità perché loro hanno tanto da fare, perché sanno che i nidi che stanno facendo saranno presto occupati ….

Poi sono andata da un restauratore nautico. Un'uomo che si chiama Marco lavora per preparare le sue barche prima della stagione estiva. Non e' importante che danni hanno subito, per l'estate saranno tutte come nuove. Io mi siedo sul vicino tavolo e lo guardo in silenzio. In quel momento lui stava levigando con pazienza il fondo di un Riva Ariston dal 1959. Lo scafo di legno e' al rovescio e sembra mezzo guscio di una noce. Non passerà molto tempo prima che i buchi nel legno diventeranno scintillanti fanali cromati. Nell’interno ora vuoto metterà due file di posti a sedere in pelle bianca e turchese. Trenta mani di vernice sulle fiancate saranno lucidate a fondo sino a quando non ti ci potrai riflettere dentro come se fossero uno specchio. Sul cruscotto saranno montati strumenti cromati luccicanti ed un antico volante dirigerà il pesante timone di metallo. In pochi mesi quel Riva sarà sul lago ancora, scivolerà rapidamente sull’acqua, con l'energia di un ragazzo giovane che sta giocando. Sarà pronto a vivere una nuova vita….

Cammino a piedi sul lungolago di Stresa e medito sul significato di tutto questo. E' vero che L’Italia e' come una primavera per me, mi rigenera. Ma capisco che il segreto e' cercare di vivere sempre in primavera. Rinnovarsi sempre, iniziare nuovi e diversi progetti, guardare sempre avanti e non indietro. Certo, e' più facile a dirsi che a farsi. Non c’è niente di meglio per me che tornare in Italia di tanto in tanto per ricordarmelo.

Saturday, February 7, 2009

The River Cree/Il Fiume Cree


Author's Note: I've been doing a lot of research recently for my travel blog, Stresa Sights. It is focused, fairly obviously, on the city of Stresa, located on Lago Maggiore in Northern Italy. The following story came out of that research.
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Millions of years ago, two glaciers traveled slowly over a fluvial valley, moving through the areas we call Mt. Rosa and the Saint Gotthard Pass. On the earth they left many scars, one of them being the lake now known as Lago Maggiore. Shortly afterwards, the River Cree began taking the same path, traveling downward in an eastward direction, from the mountains left by those glaciers, through the valley, all the way until it emptied itself into the lake.

Thousands of years passed. The Romans built a road nearby the river, but they didn’t stop on their way north. Later, the first known settlers made their encampment near the old Roman road, in that spot where the River Cree and the lake meet. There was only a narrow strip of land then. They called the place Strixia. They built a fishing village there. Land was filled in, connecting the little strip with the area behind it, and the name by 998 evolved into Stresa.

Life continues almost unbroken for centuries. Stresa earns the right to call itself a village in the 14th century. Weekly markets are held along the Cree. The town has grown bigger; people live on both sides of the river now. To the left of the river the Visconti family rules everything, and to the right the Borromeans do. There were 22 families on the Visconti side of the river. In 1659 they were sold to the Borromeans for 600 lire. The town was then united under Borromean rule.

Time passes. Laundry is brought to both banks of the River Cree to be washed. Early photographs document this. Fish are caught. In 1806 the Simplon pass is opened, bringing more people to Stresa. In 1826 the first steam ferry on the lake takes one day to travel its length. The rich and famous began to visit.

In 1910 work begins to cover over the River Cree, truly uniting the town not only figurativeely but also literally. The street which runs over the river is called Via Roma. A railway is constructed, running the length of the new Via Roma from Stresa up to the top of Mt. Mottorone, carrying sightseers and skiers. Where the river once met the lake a casino and spa were built. The spa was closed after WWII, and the railroad in 1963.

Via Roma today is a somewhat anonymous and nondescript street, lined with pizza restaurants, cappuccino bars, and rental agencies. But the River Cree still runs underneath it. The city of Stresa holds a friendly soccer match each year between the ‘Borromeans’ and the ‘Viscontis’, with each team holding their family flags high. Tables fill the piazza Cadorna where Via Roma meets Via P. Tomaso. I can sit at a table and look up the street to Mt. Mottarone and see the path the river once took down, the path the train once took up. And I can look towards the lake, where the River Cree, hidden now below my feet, still flows into Lago Maggiore, as it has done for millions of years.

The photo above is of women washing their linens in the River Cree in the early 1800s.

The photo below is Piazza Cadorna, at the end of via Roma, under which still flows the River Cree.

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Milioni di anni fa, due ghiacciai si staccarono dalle Alpi, uno dal Monte Rosa e l’altro dal monte San Gottardo ed entrambi lentamente scivolarono per le loro valli fluviali in questa parte del Piemonte. Sulla terra lasciarono tanti segni che includono il lago conosciuto oggi come il Lago Maggiore. Fiumi cominciarono a fluire nel lago dalle valli circostanti. Il fiume Cree trovò anche lui la sua strada, dalla montagne sino al lago.

Poi sono passati mille anni. Molti passavano ormai su quella strada che costeggia il lago, costruita dai romani nei loro viaggi verso il Nord. Molti decidevano di fermarsi a riposare in quest'area, per godere della vista dei grandi scogli che fuoriuscivano dall'acqua del lago, proprio qui, dove il Cree ed il lago si incontrano. A quello tempo c’era solo una striscia di terra molto stretta tra la montagna ed il lago,e per questa lo chiamarono Strixia, striscia. Il tratto finale del fiume Cree venne riempito di terra e gli venne costruita sopra la strada sempre più grande, sempre più trafficata. Entro l’anno 998 il nome di Strixia si era evoluto in Stresa.

La vita continua. I secoli passarono. Nel secolo quattordicesimo Stresa riceveva il permesso per allestire una mercato. Il villaggio era cresciuto era diventato più grande. La gente abitava su tutte e due i lati del fiume Cree. Alla sinistra del fiume la famiglia Visconti dominava tutto, alla destra era la famiglia Borromeo che regnava. La contesa tra di loro era aspra. C'erano ventidue famiglie sul lato Visconteo, e nell’anno 1659 i Borromeo hanno comprato tutte queste persone dai Visconti per il prezzo di 600 lire. Il villaggio divenne così unito.

Il tempo passa. Nel villaggio ormai unito le lavandaie vanno al fiume Cree con i panni da lavare. Le prime fotografie hanno catturato questa scena. I pesci sono pescati in abbondanza. Nell’anno 1806 il Passo del Sempione (Simplon Pass) e’ aperto. Ancora più gente arriva a Stresa. Nell’anno 1826 il primo vaporetto attraversa tutta la lunghezza del lago. Gli serve un giorno per completare il giro. La gente ricca e famosa cominciano venire a Stresa in villeggiatura.

Lo spazio stava diventando scarso e quindi prezioso. Nell’anno 1910 cominciava il lavoro per coprire il Cree, unendo Stresa non solo figurativamente ma anche letteralmente. La strada che venne costruita sopra il torrente si chiamò via Roma. Una ferrovia e’ stata anche costruita sulla via Roma, per tutta la sua lunghezza sino alla cima del Mt. Mottarone, e portava i turisti e gli sciatori su e giù la montagna. Nel luogo dove il Cree incontrava il lago fu costruito una casinò ed una spa. La spa venne chiusa dopo la seconda guerra mondiale,e la ferrovia fermata nel 1963.

Oggigiorno via Roma e‘ una strada, forse un po anonima, con niente di particolare che la distingue. Si trovano li un assortimento di pizzerie, bar, ed agenzie immobiliari. Ma sotto la strada il fiume Cree scorre ancora. Ogni anno la città’ di Stresa, perché adesso e’ veramente una città’, organizza una partita amichevole di calcio tra le squadre rivali , i “Borromei” e “Viscontei”, ognuno con le proprie bandiere delle famiglie in rilievo. Tanti tavoli occupano la piazza Cadorna, dove via Roma si congiunge alla via P. Tomaso. Quando io sono seduta al tavolo nella piazza, posso guardare la strada in direzione del Monte Mottarone, per vedere dov’era il corso del fiume che scorreva una volta, dov’erano i binari della ferrovia che andavano in su. Poi posso girarmi e guardare in direzione del Lago Maggiore, nel punto dove il Cree, nascosto alla mia vista sotto i miei piedi, ancora sfocia dentro il lago, come ha sempre fatto per milioni d’anni.

La foto sopra mostra delle donne che lavano della biancheria nel fiume Cree agli inizi del 1800.

La foto sotto è la piazza Cadorna alla fine della via Roma sotto la quale passa il fiume Cree.


fine

Saturday, January 3, 2009

Two Very Simple Things/Due cose molto simplici


Author's note: This story was written one year ago, after the new year 2008. At that time I was, as it recounts, reflecting on how far I had come since I began to study Italian in 2004. I've chosen to put it here now, on the dawn of this new year, to remind me of my progress, and to keep me moving ahead in 2009. Best wishes for a buon anno a tutti, and may 2009 bring you all that you desire.
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"Questa sera, vedremo come due cose molto simplici, come l'uva ed il sole, possono diventare un'altra cosa straordinaria, come il vino." “This evening, we will see how two things very simple, grapes and the sun, can become another thing very extraordinary.”

That was how I began the speech I recently gave to my Italian class about wine. Although just a class assignment, to me the presentation was much more, it really brought home just how far I had come. Four years had passed since I was sitting in a restaurant in Siena, drinking red table wine with friends from my tour group. I misunderstood the word tavola on the label, thinking that it was a region in Italy, announced that the wine was from Tavola, and this simple mistake, which they all laughed at, was for me the beginning of a journey to learn Italian, a desire to be more Italian.

Now, four years later, I was the teacher, standing before a different small group of people, and this time I was speaking in Italian. My classmates are twelve Americans, who, like me, have a passion to learn this bella lingua. This night it was my turn to present, and I had chosen to speak about wine. Specifically, I wanted to explain to my class about the way the heat of the sun can make a wine sweet. I brought with me three bottles of white wine that I had bought in Italy. There was a paper placemat in front of each person with circles on it in which to place the different wine cups. There were cups for each different wine. A bit of parmagiano cheese and breadsticks in the center of the table. All was like the wine tastings that I had attended in Italy. To be very authentic I had even brought with me an Italian named Giuseppe, who did duty as my sommelier that evening. I was very serious and official. Most importantly, I was speaking in Italian.

First we poured and tasted a Mueller Thurgau from Trentino in Northern Italy. "Questo vino," ho detto, "e' intenso, persistente, aromatico, con sentori di banana e di pesca." This wine is intense, persistent, aromatic, with aromas of banana and peaches. It is a dry wine, as it grows in the North where the sun is not so strong, and where the evening temperatures fall lower. It was followed by a Vermentino from Sicilia. More sweet, because there on Sicily the sun evaporates most of the water inside of the grape, leaving only sweet sugars. The class asked me questions. I answered as best as I could, in Italian.

Lastly, we tasted a Passito from Pantelleria, a small island southwest of Sicily and very close to Africa. Here, in the African heat, all of the water within the grape is evaporated, leaving a wine so sweet, it is only appropriate as a dessert. It goes well with something a bit more dry, and so for this I had brought some almond biscotti. I demonstrated how Italians dip these into the Passito for a second before eating, and we all tried. For some of my classmates this was the first time they had tried such a combination. Did it put into their minds the thought of the hot sun of Pantelleria? I’m not sure, but from their smiles I think it pleased them…

After my presentation there was time to finish the bottles and the biscotti. I let the others do the major part of the talking now. We spoke about their experiences with wine in Italy. I listened to the conversation, relaxed, sipped my wine. I hoped that I’d given them a little taste, both literally and figuratively, of my experience. I felt content, complete, as if a circle had been closed. It’s taken me four years to redeem myself for my 'tavola' error. Maybe I have made some progress, and I’ve certainly found much joy along the way. But by no means is this journey over. Sure, now I know my merlots from my malbecs, and that ice wine is not something that you keep in the freezer, and yet in so many ways I've just started. You want to know the most important thing that I have learned though? It is this… As it is for the wine so it can be for life. It takes solo due cose molto simplici, only two things very simple, desire and determination, to make everything else possible, and to make your life into a thing very straordinario, extraordinary, indeed.

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"Questa sera vedremo come due cose molto semplici, come l'uva ed il sole, possono diventare un'altra cosa straordinaria, come il vino."

Queste sono state le parole che ho detto recentemente nella mia lezione d'Italiano mentre facevo una presentazione sul vino. E' stata una scena che non avrei potuto immaginare quattro anni fa, ed ha dimostrato quanto lontana sono arrivata dal 2004. Quattro anni sono passati da quando sedevo nel ristorante a Siena con amici dal mio viaggio. Mentre stavo bevendo vino rosso da tavola ho fraintesso la parola, da tavola, pensando fosse una regione d'Italia. Questo piccolo sbaglio che fece ridere i miei compagni, fu per me l'inizio di un'avventura nel vino e nella lingua Italiana.

Adesso, quattro anni dopo, ero l'insegnante. Sono stata in piedi davanti un piccolo gruppo di persone, e ho parlato in italiano. I miei compagni di classe erano dodici americani che, come me, hanno la passione per la lingua Italiana. Quella serata e' stata il mio turno per insegnare qualcosa, ho scelto di parlare di vino. Specialmente volevo spiegare su come il calore del sole potesse fare diventare un vino piu dolce. Ero molto seria ed ufficiale. Ho portato con me tre bottiglie di vino che avevo comprato in Italia. Ho procurato abbastanza bicchieri per tutti e li ho appoggiati su delle tovagliette bianche che ho preparato. C’erano due tipi di formaggio ed anche dei grissini. Tutto come alla degustazione ufficiale a cui ho assistito in Italia. Per essere molto autentico ho anche portato un Italiano, Giuseppe, lui era il mio sommelier per la serata. Ma, piu importante di tutto, era che stavo parlando in italiano.

Abbiamo versato per primo un Mueller Thurgau. "Questo vino," dicevo mentre gli altri annusavano e sorseggiavano il vino bianco, "e' intenso, persistente, aromatico, con sentori di banana e di pesca. Non e' molto dolce perche arriva dal Trentino, nell'Italia del Nord, dove non riceve tanto sole." Il Mueller Thurgau ha un colore pallido e chiaro, come il cielo e l'aria nelle montagne frastagliate da quando e' arrivato. Non era questo caso per il secondo vino, un Grecanico di Sicilia. Era piu dolce, perche in Sicilia il forte sole ha fatto maturare l'uva diventando più dolce e più zuccherata. Il suo colore era piu giallo, mi ha fatto pensare sulla spaggia a Sicilia, dove la sabbia e' caldo ed il sole e' brilliante. Gli studenti mi facevano domande mentre mangiavano i grissini ed io rispondevo al meglio che potevo.

In ultimo abbiamo aperto un vino Passito, un vino bianco dolcissimo. Questo Passito era da Pantelleria, una piccolo isola sud ovest da Sicilia e vicino l'Africa. Li, il sole e' sempre forte, e' sempre caldo. In quella clima si fà evaporare tutta l'acqua dentro l’uva. A causa questa il Passito ha un colore dorato profondo, ricco e intenso. E' come se il sole e' concentrato nel vino. Dopo tutto l'acqua ha evaporato tutto quello che rimane e' dolce mosto, con cui si fa un vino cosi dolce che e' appropriato solo alla fine del pasto. Accompagna bene qualcosa di un po secco, ed è per questo che ho portato dei biscotti alle mandorle dall'Italia. Ho fatto vedere come gli italiani immergono i biscotti un secondo dentro il vino prima di mangiarli. Molti non l’avevano mai provato a fare. L'ha messo nelle vostre mente un pensiero su il sole caldissimo a Pantelleria? Non sono sicura, ma i loro sorrisi mi hanno mostrato che gli piaceva.

Dopo la presentazione siamo rimasti qualche tempo a finire il vino, i formaggi ed i biscotti. Tutti parlavano dei vini che preferivano, le loro esperienze con i vini in Italia, e le loro storie di viaggio. Ho permesso agli altri di fare la maggiore parte della conversazione. Ho sorseggiato il mio vino mentre li ascoltavo. Spero di avergli dato un po di gusto, letteralmente ed anche in senso figurato, sulle mie esperienze in Italia. Mi sentivo contenta e completa, come se un cerchio si fosse chiuso. Ho impiegato quattro anni per riparare il mio errore del vino " da tavola " a Siena. Ho fatto tanti progressi e ho provato tanta gioia in questo tempo. Ma io so che il mio viaggio non e' finito. E' vero che adesso ho capito la differenza tra un malbec ed un merlot, ed anche che l’Icewine non e' una cosa che se tiene nel frigorifero, ma per tante cose sono ancora all'inizio. Volete sapere la cosa più importante che ho imparato? E' questa: Come per il vino, ci sono due cose molto semplici che nella vita servono, desiderio e determinazione. Con queste due cose tutto e' possible, e la tua vita puo' diventare una cosa veramente straordinaria.

fine

Written in January 2008. The photograph is of sun and grapes, taken by the author in La Morra, of the hills of Monferrato.